di dott.ssa Caterina Mazzotta – biologa e direttrice scientifica di Istituto Tricholos
Ci sono momenti in cui guardarsi allo specchio diventa un piccolo test di coraggio.
Capelli opachi, spenti, secchi alle punte, ingestibili.
Il pensiero arriva veloce: “Mi serve una cura miracolosa”. E quasi sempre il nome è uno solo: trattamento alla cheratina.
Ma attenzione: non tutti i capelli e non tutti i momenti sono adatti.
La differenza tra un risultato eccellente e un danno reale sta tutta nel quando e nel come.
Prima di tutto: che tipo di trattamento alla cheratina?
Sotto la parola cheratina convivono due mondi molto diversi, spesso confusi tra loro.
1. Trattamenti liscianti professionali
Sono quelli eseguiti in salone, che prevedono calore elevato per fissare la cheratina all’interno della fibra capillare.
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L’obiettivo non è nutrire, ma modificare temporaneamente la struttura del capello
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Il risultato può essere spettacolare
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Se tempi e modalità non sono corretti, può diventare uno stress importante per la fibra
2. Trattamenti cosmetici nutrienti e protettivi
Maschere, sieri, termoprotettori a base di cheratina idrolizzata.
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Agiscono in superficie
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Rinforzano e proteggono senza alterare la struttura naturale
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Sono indicati anche come mantenimento o prevenzione
Capire questa differenza è il primo passo per una scelta consapevole.
Quando è davvero il momento giusto per la cheratina?
Molte persone si avvicinano a questi trattamenti nei cambi di stagione, quando la chioma “non risponde più”. È una buona intuizione, ma serve osservare alcuni segnali.
Situazioni favorevoli
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Capelli secchi e ruvidi: cuticole aperte → la cheratina può aiutare a richiuderle
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Capelli stressati da phon e piastra: utile per ripristinare la superficie del fusto
Situazioni che richiedono cautela
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Capelli molto trattati (colorazioni, schiariture, permanente): è fondamentale una valutazione preventiva
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Caduta stagionale o stress acuto: la priorità è il cuoio capelluto, non il fusto
Regola d’oro: un trattamento alla cheratina va eseguito solo quando il capello è abbastanza sano da sostenerlo.
Su capelli fragili o compromessi può peggiorare la situazione.
Come capire se i capelli sono “pronti”
Nel metodo Tricholos, ogni trattamento parte da un’analisi tricologica con microcamera.
Questo permette di valutare:
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porosità del fusto
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stato delle cuticole
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presenza di sebo o desquamazione
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reale resistenza del capello
Un capello poroso ma strutturalmente integro è un buon candidato.
Un capello molto sfibrato o decolorato rischia invece di spezzarsi ulteriormente, soprattutto con il calore.
Cheratina e stress: un legame sottovalutato
Lo stress cronico, fisico o emotivo, altera il metabolismo della cheratina endogena (quella che il nostro corpo produce).
Il risultato?
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capelli più sottili
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meno elastici
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più sensibili al calore
In questi momenti, un trattamento intensivo può non essere la scelta giusta. Meglio puntare su un percorso progressivo di rinforzo, con prodotti mirati contenenti cheratina idrolizzata, zinco e vitamine del gruppo B.
Come evitare di stressare ulteriormente i capelli
La parola chiave è gradualità.
Ecco le indicazioni fondamentali che forniamo prima di ogni trattamento:
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Non esagerare con la frequenza
Ripetere troppo spesso trattamenti liscianti rende il capello rigido e appesantito. -
Controllare la temperatura
Oltre i 230 °C il rischio di danno strutturale aumenta sensibilmente. -
Idratare sempre dopo
La cheratina va bilanciata con acqua: proteine senza idratazione creano rigidità. -
Usare termoprotettori ogni giorno
Indispensabili se utilizzi phon o piastra, anche a basse temperature.
La cheratina come percorso, non come soluzione istantanea
I capelli non si rigenerano in un’ora.
Ogni trattamento efficace richiede un approccio ciclico fatto di:
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rinforzo
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idratazione
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mantenimento
Nel metodo Tricholos, la cheratina è parte di un percorso personalizzato, che può includere cosmetici mirati, laser terapia e protocolli calibrati sullo stato reale del cuoio capelluto.
La differenza la fa sempre l’equilibrio.
Quando il capello viene rispettato, risponde.
“Ogni trattamento, anche il più avanzato, deve partire dall’ascolto.
Il capello non ha voce, ma parla: basta imparare a interpretarlo.”
— Dott.ssa Caterina Mazzotta


